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martedì, marzo 30, 2004
Scorrettezze.
Nonono, voglio dire: non è così che si fa. Cioè, la realtà intorno è mutevole, troppo mutevole ed io sinceramente non risco a stargli dietro e neanche di lato, figuriamoci avanti. All'incrocio del Tintoretto con la Laurentina, ad esempio, si divertono a cambiare la viabilità ogni due settimane. Questa mattina, laddove io ero uso passare garrùlo e disinvolto, ho scòrto un pilastro da dodici tonnellate piazzato in mezzo al'incrocio, con coseguente parziale deviazione. Ora mi domando: ma se fossi stato cieco e avessi dovuto fare affidamento solo sull'abitudine, come avrei fatto ad evitare per tempo tale attentato?. E poi, troppe, troppe altre cose che non vanno. In centro non trovo mai un posto, mentre proliferano gli spazi riservati agli Gnù che trainano cocchi egiziani, come se fossero un'emergenza del traffico. E che dire dell'arroganza dei mendicanti, che ti fermano al semaforo e vogliono a tutti i costi pulirti il parabrezza e gettarti nell'abitacolo monete da 1 euro. Poi vai a fare un concorso e ti accorgi che non ti ricordi una sega nulla di diritto, economia, statistica, matematica e fisica, ma sei perfettamente in grado di dire quale figura demente è in linea con le altre figure altrettanto dementi che ti propone il cùiz psico attitudinale, dimostrando di essere una cima solo sulla demenza. E i criceti che si accoltellano sotto le coperte, agitando il mio sonno con le loro urla strazianti. E il grande puffo che mi tira l'orlo dei jìns mentre scrivo. E la vicina che mi consiglia di usare il vino bianco per togliere le macchie di vino rosso dalle camicie. Le zucchine, le zucchine che aumentano sempre, sempre, sempre, ma io non le mangio e quindi che cazzo mi frega in fondo? E...e..e tante altre cose. Cioè, non è che posso sopportare tutto così, sovranamente posto supinamente. Voi mi capite, immagino. Voi mi comprendete quando dico che stiamo viaggiano a folle velocità vero il baratro.Chiaramente, a "folle" inteso come aggettivo, e non come posizione del cambio. Certo, lo so che lo sapete, ma spesso è meglio dire qualcosa in più, che avere il dubbio di non aver chiarito, insomma.
MMhh.... 39 e 7 ..secondo me sale anche di più....
lunedì, marzo 29, 2004
Gnarfl....
Sabato sera in località amena della ciociaria. Freddo porco. Raffreddore e mal di gola. Puttana eva.
domenica, marzo 21, 2004
Assenti Itineranti
A dispetto della sua mole, che ricorda quella degli elefanti marini C.A. non esiste. Entra dall'ingresso dei dipendenti, utilizza come gli altri il suo badge, rispetta l'orario di lavoro, ma non esiste. Davati alla sua scrivania, non si ha immediata evidenza della sua inesistenza: ogni spazio utilizzabile è coperto di pratiche, malamente sovrapposte in precario equilibrio, come tutte le scrivanie dei colleghi. C'è solo una differenza: quelle pratiche non verranno mai evase. Non da lui, almeno. Le pratiche impilate lì dai colleghi, rimangono intonse per qualche tempo, secondo uno scadenzario prestabilito, e poi vengono smistate ad altri dipendenti, sostituite a rotazione da altre pratiche "fresche", in modo da ripartire in maniera equa e solidale tra i contribuenti il disservizio del funzionario fantasma.Se poi volete avere una prova ulteriore dell'inesistenza di C.A., potete scorrere l'elenco dei dipendenti della sede dell'Agenzia, cercando inutilmente il suo nominativo. Nessun atto riporta la sua firma. Nessun contribuente ha avuto un contatto con lui. Nulla la sua attività esterna di verifica fiscale. Se capitaste per caso in Agenzia, avreste buone probabilità di incontrarlo. E' probabile che sia seduto sulle poltroncine della sala d'attesa, con aria assente, o che girovaghi lentamente, a passi stanchi e strascicati per il parcheggio dell'edificio con il capo sempre rivolto verso il basso, come un vecchio svampito che cerchi un oggetto perduto.Quando non si trova in sala di attesa o nel parcheggio, è seduto alla sua scrivania, immerso in un profondo sonno che, quando viene interrotto da un passaggio del dirigente, lui millanta, con voce tenera ed insicura, come profonda meditazione sui risvolti dell'ultima circolare ministeriale. I colleghi, tendono a dimenticare la sua presenza, peraltro assolutamente anonima ed inutile. In ogni caso, con un pizzico di malvagità, prima di confinarlo nell'oblio, hanno ben pensato di apporre sulla porta della sua stanza un cartello con scritto "C.I.M.", calzante acronimo di "Centro di Igiene Mentale". C.A. ha trentacinque anni di servizio ed almeno sessantacinque di anagrafe. Potrebbe andare in pensione, ma al di fuori dell'ufficio non ha nessuno.Niente moglie, niente figli, niente parenti. Ha fatto domanda di rimanere ancora due anni in servizio. Licenziarlo è praticamente impossibile e nessuno, in fondo, se la sente di confinarlo nelle mura domestiche, in attesa della morte fisica, giacchè quella civile è sopraggiunta ormai da tempo. C.A., con il suo maglione sempre identico, le sua scarpe vecchie e deformate, i suoi calzini molli e scesi che scoprono caviglie scure e gonfie, la sua barba incolta, il suo cappello d'altri tempi, continua ad aggirarsi per l'ufficio come itinerante testimonianza dello snaturamento delle amministrazioni pubbliche, che si sono spesso confuse e sovrapposte con i servizi sociali.
giovedì, marzo 18, 2004
Braccando l'ispirazione....
Idee ce ne sono. Solo che manca l'ispirazione per scrivere. A breve aggiorno, lo giuro sul paguro del canguro.
lunedì, marzo 08, 2004
Uìk end del menga...
Sapete, io la capisco la gente che dopo certi uìk end torna in ufficio e fa fuoco a raffica su tutto ciò che si muove. La distanza tra la gente normale ed un folle omicida, spesso, sta solo in un fine settimana di merda. Come quello che ho appena passato, insomma. Tanto per cominciare, sabato ho rivisto Napoli fottuta città dimmerda, dove mancavo da qualche anno. Mi sono nuovamente cimentato nello slalom tra i truffatori professionali (Guagliò, o vuo' 'nu cellular'? Ahò, teng' na telecammera diggital', t'a vvuò accattà?), ho provato ancora una volta il piacere di essere fottuto dai simpatici prezzi differenziati dei bar, dove se non sei napoletano paghi un qualcosina in più, ho osservato il caratteristico senso civico degli automobilisti, che vivono in un mondo alternativo dove cose come sensi unici, semafori e attraversamenti pedonali sono considerate bizzarrie del mondo moderno, di cui si può fare tranquillamente a meno. Mi sono altresì incantato ad osservare le vetrine spaccate dei negozi, sacrificate al folclore caratteristico della camorra e le voragini dei lavori pubblici, immutate nel tempo, esattamente come le avevo lasciate tre anni fa. Il tutto, immerso in quel senso di irrequietezza paranoide che accoglie il turista, convinto chissà perchè che dietro ogni angolo ci sia qualche figlio di puttana pronto a gabbarti, se ti va bene.Al ritorno dalla città dei mille colori, ho combattuto con un simpatico ascesso che tipicamente coglie nel fottuto uìk end, quando gli studi dentistici sono chiusi. Chi crede di aver sofferto per mal d'amore, non ha mai provato un ascesso dentale, ne sono sicuro. Sono dovuto andare al pronto soccorso dove, bontà loro, mi hanno fatto una siringa di antidolorifico. Sul culo. Poi, a casa, ci si è messo pure il gatto, che stava nervoso perchè è fallito nuovamente il suo tentativo di conquistare il mondo. Aveva attaccato gli Urali con tre armate, primo passo della sua personale operazione barbarossa, ma si era dimenticato di dichiarare il territorio di partenza dell'attacco. Così Putin, rifacendosi alle convenzioni di Ginevra e alla pagina tre del regolamento del Risiko, gli ha soffiato le armate. Lui si è incazzato tantissimo, ha fortificato i suoi confini in Africa del Nord ed ha scatenato una violentissima repressione in Congo, per scaricare il nervosismo. Poi, non contento, si è sfogato con me, graffiandomi a sangue solo perchè volevo sdraiarmi sul letto, al momento occupato dalle carte topografiche dei suoi piani di battaglia.C'ho le palle piene. Ora sto oliando l' M16 che ho acquistato da un galantuomo su e-bay. Domani, in ufficio, qualcuno pagherà per tutto questo. Qualcuno a caso, ma sti cazzi, basta che qualcuno paghi.
Litfiba, la dimostrazione che nella musica dopo certe separazioni, due mezzi non fanno neanche un quarto di ciò che c'era prima...
Sulla strada ci sono solo io Circondato dal deserto attorno a me Il silenzio taglia tutta la citta` Grande spirito mi chiama dai falo`
Oh, ma cosa dici? La vostra liberta` Oh, che cazzo dici? Noi ce l' avevamo gia`!
giovedì, marzo 04, 2004
Progettualità intrinseche
Credo sia ormai tempo di mettere a frutto i miei pomeriggi oziosi. Ho deciso di porre finalmente mano ad un progettino che mi frulla in testa da anni: un piccolo romanzo scritto a sei mani. Funziona così: uno scrive un capitolo e lo passa ad un'altra persona, che lo prosegue secondo quello che gli frulla per la testa, per poi girarlo a sua volta ad una terza persona. Nulla di originale, lo so benissimo, ma chissà che non rappresenti un nuovo stimolo. Il primo capitolo è mio, e se Dio vuole, tra oggi e domani lo passo al Demone per farlo continuare. Il terzo scrittore è quello da cui mi aspetto le noie maggiori: quell'insieme di genio, sregolatezza, ignavia, slancio artistico, paranoia di Ursinski, autore del credo dell' "Ermeneutica Paraplegica". Ho la mezza idea che nel momento in cui il racconto finirà nelle sue mani, avrò bisogno dell'alabarda spaziale per convincerlo a scrivere e rispettare le scadenze. Mah, vedremo cosa ne uscirà. Poi, ovviamente, lo pubblicheremo, diventerà un caso editoriale ed un best seller, noi diverremo miliardari, drogati, alcolizzati e depravati e moriremo su un'isola sperduta del pacifico che avremo acquistato insieme ai suoi abitanti indigeni, per creare un piccolo regno del terrore, al solo fine di sollazzarci. Di cosa tratta il racconto? Beh, una storia di consulenti, ovvio....
lunedì, marzo 01, 2004
Faro sulla scogliera.
Se poi fosse davvero tutto qui, se la vita valesse un attimo, una sola sensazione. Se potessi davvero portarmi dietro un solo ricordo, un singolo stato d'animo, un momento nel tempo. Se dovessi scegliere qualcosa cui ancorarmi per l'eternità. Se potessi costruirmi una fortezza in cui rifugiarmi quando fuori diluvia. Sceglierei il suo odore, la sua pelle liscia, il mio viso appoggiato sul suo, a respirare il suo respiro caldo mentre lei dorme, ad accarezzare pigramente i suoi fianchi lisci, guardando i seni che che si muovono, alzandosi ed abbassandosi lentamente. Se solo avessi la forza di ricordarlo e riviverlo sempre, in maniera perfetta. Se le cose fossero sempre così, con lei accanto.
Citazione a tema: Neruda.
Mi piaci silenziosa, perchè sei come assente,
mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca.
Par quasi che i tuoi occhi siano volati via
ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca.
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