Dell'ermeneutica paraplegica....

   Un mondo allucinato...

 

TROVA LA TUA ANIMA GEMELLA!
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Il blog del demone..
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Lui sniffa il viakal...
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Un giovine, Bologna, l'università, l'alcool e le tipe.
Un soggetto inquietante, quando si ricorda di esserlo
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martedì, gennaio 27, 2004
 

Un grande concorso!

In occasione della 460esima visita al blog, bandisco un fichissimo concorso in cui non si vince una fava, ma ci si diverte ugualmente (almeno io, voialtri non so).In pratica, lascio scegliere a voi il prossimo argomento di discussione, tramite i commenti a questo post. Alle anime sospettose che ritengano vi sia una crisi di ispirazione dietro questo concorso demente, rispondo come il compianto Khomeini: "Il sospetto è l'anticamera della verità.". Ovviamente, non esistono vincoli agli argomenti proponibili: semplicemente, se non vorrò parlarene, mi limiterò a cancellare la proposta dai commenti ;-). Aderite, che non si vince un tubo, ma si partecipa all'entropia del cosmo!

postato da puskin75 | 17:54 | commenti (6)


lunedì, gennaio 26, 2004
 

Anatomia di un tentativo - Parte 2 -

Cazzo, Trudy!! Maledizione, maledette mani sudate!! E ora chi lo dice alla Della Fava? Cazzo, trudy, trudina, eri così simpatica, mi dispiace, te lo giuro, mi dispiace.......

postato da puskin75 | 18:46 | commenti (2)
 

Anatomia di un tentativo - Parte 1 -

La gente, normalmente, crede sia una cosa semplice. Una cosa che richieda poca pianificazione e che si concretizzi in una banale attuazione. Io dico: non è così, sappiatelo. Il suicidio, infatti, è una scienza esatta, affinata nell'arco dei secoli e meritevole di serio approfondimento intellettuale, allorchè si decida di attuarlo.Spessissimo, infatti, una superficiale preparazione, unita ad uno spirito non perfettamente pronto al gesto, portano a disdicevoli situazioni in cui l'azione risulta frustrata da eventi tutto sommato prevedibili, ma che si interpongono tra la volontà di farla finita e la sua concreta attuazione. Chi di voi non ha mai avuto un amico cui, all'ultimo momento è tremata la mano, vanificando il gesto estremo e uccidendo la vicina del piano di sopra, lei sì così attaccata alla vita? Chi di voi non conosce qualcuno cui la corda si sia spezzata all'improvviso, perchè non saggiamente calibrata sul suo peso corporeo? Si calcola che ogni anno più di 100.000 persone in tutto il mondo siano vittime di prese per il culo di parenti, amici o semplici conoscenti per aver fallito il proprio suicidio. Vorrei, a tal proposito, portarvi il mio caso personale. Due mesi fa, mi ero deciso al grande salto. Avevo scientemente passato in rassegna i sistemi più utilizzati per porre fine alla prorpia esistenza, meditando accuratamente su ognuno di essi. Avevo scartato l'ipotesi della corda, in quanto poco portato verso i nodi (lo scorsoio è una scienza complessa, ed io ho difficoltà anche ad allacciarmi le scarpe) e, soprattutto, in quanto affetto da allergia al grasso di foca, che normalmente si usa per far scorrere senza attrito il nodo. Mi seccava l'idea di avere quelle antiestetiche bollicine rosse sul collo, all'atto della tumulazione. Avevo anche cassato l'ipotesi del gas: ero amareggiato, ma non così egoista da trascinare con me tutti gli inquilini della mia palazzina, benchè i coniugi Forgioni del terzo piano mi fossero sempre stati un po' sul cazzo. Decisi di propendere per il classico colpo in fronte, utilizzando a tal fine un calibro .45 che non lasciasse speranza alcuna all'opera indesiderata dei valenti medici del primo soccorso. Orbene, organizzato il tutto con scrupolosità maniacale (avevo anche steso per terra una coperta matrimoniale, in modo da evitare di sporcare il pavimento del balcone), al momento topico, lo spirito si dimostrava più debole dell'intelletto, la mano tremava, ed il colpo stecchiva Rudy, il bassotto della vedova Della Fava, mia sfortunata dirimpettaia. Fu assai spiacevole dover spiegare alla Della Fava l'accaduto: lei ci teneva così tanto a Rudy e Trudy, la sua coppia di bassotti che allietava le sue giornate solitarie. Fu assai più spiacevole dover spiegare la faccenda ai carabinieri. Oggi, ho deciso di riprovare: ho fatto approfonditi esercizi di meditazione e mi sento davvero pronto. Ho pianificato nuovamente il tutto, e sento di non poter fallire....

postato da puskin75 | 18:45 | commenti (1)


venerdì, gennaio 23, 2004
 

Transizione

Anche per oggi è così....Prometto però che il prossimo post rispetterà il sottotitolo di questo blog, lasciando il giusto spazio alle cazzate, tratto caratterizzante della principale maschera della mia esistenza.

Questo è uno stralcio della bellissima "Anima Nera", di Frankie Hi Energy e Pacifico...

Anima Nero sprofondo Libero spettro immondo e muto. Sogno perduto. Breve ricordo mai vissuto.

Anima Mare contrario Stretto sudario m'incatena. Eco e sirena. Remota sconosciuta cantilena.

Anima Fuoco di paglia Fradicia spoglia in controluce Sfida veloce Senza riposo e senza voce

Anima Portami via Cara incostante compagnia Pietosa bugia Liquida evanescente scia

Anima mio nascondiglio fragile appiglio abbaglio..









postato da puskin75 | 18:11 | commenti (1)
 

Nella nebbia

Questo è una visione onirica. Un racconto della terra di mezzo, posta tra l'oblio del sonno ed il risveglio dei sensi. Io sono lì, in quella terra, e li osservo: guardo le loro mani. Si cercano, si intrecciano, si rilasciano per poi unirsi ancora in un frenetico e scomposto moto. Vedo la sua faccia affondare nei capelli di lei, sentirne il profumo, toccarli con le labbra, per poi discendere verso il collo. Lo guardo mentre apprezza con la punta nel naso quella pelle vellutata, e, quando decide di saggiarla con un leggero morso, curvo un po' la testa di lato, mostrando la mia curiosità. Vorrei sapere il motivo di quel morso, sapere se deriva dalla passione o se nasce dal desiderio di possesso, seppure per il breve tempo in cui la chiostra dei denti resterà come una macchia rossa sul collo. Poi d'improvviso, si baciano. Non è un bacio romantico, non si avvicinano lentamente e non c'è musica in sottofondo, come accade nei sogni plastificati. I loro baci somigliano a scure onde del mare in tempesta, improvvise e violente, cariche della forza primigenia della natura, del desiderio della conoscenza. E intanto, le mani continuano a muoversi, toccare, stringere e rilasciare. Lui si ferma, alza gli occhi verso di me, ma il suo sguardo cade oltre, attraversandomi come fossi d'aria, per scrutare lo spazio intorno in cerca di altri sguardi intrusi. Io, però, vedo i suoi occhi, vedo il suo volto, che è anche il mio e sono felice della sua felicità, perchè è la mia felicità. Provo a guardare anche il volto di lei. So che è bellissima, lo sento che è bellissima, ma non riesco a metterla a fuoco. Non riesco a rubare una sua immagine che non sia indistinta ed eterea e sento che è giusto, è normale che sia così. Riprendono a baciarsi, sussurrando cose che non riesco ad udire, ma che credo di sapere. Decido di lasciarli soli e, senza voltarmi, indietreggio, finchè la nebbia non mi inghiotte. Mentre lo faccio, mi tocco il labbro con la punta della lingua e sento il sapore di una piccola goccia di nero cioccolato. Il sapore è sublime ma breve, di appena un istante . Mi rigiro e torno dall'orizzonte da cui sono venuto, che comincia a schiarirsi.

postato da puskin75 | 18:08 | commenti (5)


martedì, gennaio 20, 2004
 

Schegge impazzite

Il vecchio immerse la mano rugosa nel sacchetto e ne estrasse un'altra manciata di polvere nera.La trattenne un attimo, poi cominciò a farla scorrere lentamente dal pugno chiuso, raccogliendola nel piccolo mortaio. Scansò la lunga barba che pendeva davanti al suo corpo e principiò a battere la polvere, una, due, cento volte, per renderla ancora più sottile. Quando la polvere prese una consistenza da sembrare impalpabile, la avvolse in un involucro di carta, comprimendola con decisione ed avendo cura di far fuoriuscire solamente un sottile filo di corda. Poi, affondò la stessa mano rugosa in un altro sacchetto, pieno di piccoli pezzi di metallo delle più disparate dimensioni. Pose con cura il contenuto della sua mano intorno al sacchetto di polvere nera e nuovamente arrotolò il tutto in un altro cartoncino, comprimendo e stringendo più di prima, ma stando sempre attento a non chiudere nel nuovo involucro il sottile spago che fuoriusciva dal primo. Quando ebbe finito, soppesò sul palmo della mano destra ciò che aveva creato, gli sembrò che fosse cosa buona, e lambì con il fuoco la sottile cordicella, che cominciò immediatamente a sfrigolare. Lanciò via l'ordigno e, dall'alto, si mise ad osservare.Con l'esplosione, le schegge schizzarono in tutte le direzioni. Alcune di esse si polverizzarono quasi istantaneamente, incapaci di sopportare la forza della deflagrazione. Tutte le altre, sibilando, saettarono lungo le loro traiettorie. Di queste, numerose finirono per arrestare per sempre la loro corsa sulle asperità poste sul loro cammino. Altre ancora, finirono per collidere tra di loro e, quando non si frantumarono a vicenda, presero direzioni diverse ed inaspettate.Ci furono anche schegge che rimbalzarono sugli ostacoli, mutando la loro destinazione per misteriose strade, fino a tornare, a volte, indietro a velocità stratosferiche. Le peggiori continuarono la loro corsa, senza mai deviare, guardando sempre avanti, inconsapevoli o immemori che anche loro, esaurita la spinta ottenuta dalla polvere nera, sarebbero state richiamate al suolo, come era il destino di tutte, nessuna esclusa. Dio, fondamentalmente, è un bombarolo. Noi, le sue schegge.

postato da puskin75 | 18:16 | commenti (10)


domenica, gennaio 18, 2004
 

Me ne andavo a 100 all'ora...

Come ogni venerdì, mi metto in macchina da Roma per raggiungere la mia amata cittadina. Poco dopo Pomezia, avvisto la polizia stradale con il telelaser e prego i numerosi Santi del Paradiso che in quel momento il valente agente della Ps stesse mirando ad un solitario falco pellegrino, per fargli una foto da regalare al figliolo appassionato di beerd-uòcin'. Subito dopo Latina i miei sensi visivi, benchè indeboliti da anni di atti impuri, scorgono un autovelox posizionato sul ciglio della strada, con relativa pattuglia della Stradale infrascata poco dietro.Dopo neanche 15 Km, i fari delle macchine che viaggiano nella direzione opposta mi mettono in guardia: posto di blocco della Guardia di Finanza. Sotto la galleria di Terracina, poi, hanno da poco piazzato un pugno di simpatiche telecamere velox e, dieci chilometri dopo, devo fare i conti con le postazioni fisse installate dal comune di Sperlonga: due per senso di marcia. Dulcis in fundo, i valenti Vigili Urbani di Gaeta, mi tendono il trappolone sulla piana di S. Agostino, imboscando il loro unico e prezioso autovelox all'interno della macchina di servizio.Ecco, questo è il simpatico quadretto dell'unica dorsale tirrenica che congiunge Napoli a Roma, caratterizzata da limiti di velocità stabiliti nei primi anni sessanta e che oggi hanno del comico: 40, 50, 60, o massimo 90 km orari. Sono consapevole del fatto che, un giorno in cui guiderò in maniera spensierata, farò filotto e collezionerò un intero book fotografico gentilmente offerto dalle nostre forze dell'ordine. Dopo qualche mese, mi arriverà una simpatica lettera, più o meno di questo tenore: " Gentile automobilista, siamo lieti di informarla che lei ha fatto bingo! Secondo le risultanze della nostra banca dati, infatti, lei ha inanellato la cifra record di 48 infrazioni al codice della strada nella stessa giornata. Per tale motivazione, e in considerazione della recidiva prevista dal codice, le verranno sottratti 645 punti patente. La invitiamo pertanto a consegnare la sua patente, nonchè quella dei suoi due congiunti più prossimi, presso il più vicino commissariato della Polizia Stradale.Inoltre, portiamo a sua conoscenza che questa amministrazione pretenderà in ostaggio un suo familiare convivente, fintanto che lei e i suoi due congiunti non avrete provveduto a sostenere con esito favorevole gli esami necessari al riottenimento del permesso di giuda.Cogliamo l'occasione per informarla che, ai sensi degli artt. 321 e322 del nuovo codice della strada, lei non potrà lasciare in ostaggio eventuali nonni arteriosclerotici e totalmente rincoglioniti.Infine, le notifichiamo che, ai sensi del concorso "Brucia i punti e vinci i gadget", lei ha diritto a ben due premi: un ingrandimento gratuito a scelta tra gli scatti operati dalle forze dell'ordine, corredato di dedica degli agenti verbalizzanti ed un adesivo personalizzato, da porre sul bagagliaio posteriore della sua vettura, ritraente la fiat marea della stradale che inchiappetta la sua auto, con tanto di scritta fluorescente "La Stradale m'ha inculato a bestia!". Nella certezza che lei comprenderà che operiamo anche per la sua incolumità fisica, le porgiamo i nostri migliori saluti. Post Scriptum: ricordi anche che il fumo fa venire il cancro e che al ristorante è meglio orientarsi sulle mezze porzioni, per mantenere il colesterolo sotto controllo.". Prima o poi, acquisterò un bazooka su e-bay e guiderò la lotta degli automobilisti contro questi bastardi in divisa.

postato da puskin75 | 23:58 | commenti (4)


mercoledì, gennaio 14, 2004
 

Una ordinaria giornata lavorativa

Lavorare nell'amministrazione pubblica è davvero un'esperienza. Se poi si proviene dal privato, magari un privato abbastanza "spinto", si può avere l'impressione di essere sbarcati sulla Luna, senza aver avuto bisogno dello spèis sciattòl. Ieri sono stato destinato, insieme agli altri due colleghi tirocinanti, ad un ufficio che si occupa di verifiche fiscali, per abbeverarmi alla fonte della conoscenza, acquisendo nuovi skill tramite il travaso di competenze con la vecchia guardia dell'ufficio. Piccolo problema: tre scrivanie, tre sedie, due pc, due armadi, seimila pratiche sulle scrivanie, almeno dodicimila negli armadi e zero impiegati. Alle 10 e 30 arriva finalmente la nostra tiùtor, una signora sessantenne in pelliccia, e comincia subito la lezione. Affrontiamo tutti gli argomenti di scottante attualità, svisceriamo profonde riflessioni sul perenne ritardo dei mezzi pubblici, discutiamo dottamente della pace nel mondo e della cattiveria della guerra, analizziamo con dovizia di particolari il problema del caro-euro, individuando i supermercati più economici e, infine, concordiamo soddisfatti che un tempo eravamo più poveri ma più belli, sorvolando sul punto che il nostro "un tempo" è almeno quaranta anni dopo il suo "un tempo". Verso mezzogiorno, provo timidamente a proporre un argomento vagamente attinente al lavoro dell'ufficio, con la tipica domanda che in qualsiasi ufficio statale getta nel panico il proprio interlocutore: "Ma lei, precisamente, di cosa si occupa?".Prima di rispondere, la cortese signora dà uno sguardo alla finestra aperta, ma siamo al secondo piano e quindi cede e mi parla del lavoro dell'ufficio, della sua complessità, della delicatezza delle informazioni trattate, delle immani responsabilità che ricadono sulle spalle di un qualsiasi impiegato dell'amministrazione finanziaria e di quell'ufficio in particolare (strano, è così in tutti gli uffici, però), della vasta professionalità necessaria a svolgere quel lavoro. Per arrivare al giusto grado di dettaglio della complessa trattazione, ci mette tutto il tempo a lei necessario: novanta secondi. E per me, ne ha comunque sprecati trenta in pause di discussione. Poi, còlta da un commovente attacco di nostalgia, mi confessa che lei è laureata in giurisprudenza e per vent'anni si è occupata di contenzioso tributario.Mi dice che andava in commissione tributaria a difendere le ragioni dell'ufficio.Mi dice che non era cosa da tutti, perchè la legislatura tributaria è molto complessa e anche i giudici, che a volte si ritirano nella camera caritatis, come si dice in linguaggio tecnico, tirano fuori certe sentenze che sembrano fatte da ignoranti. E pensare che io ho sempre pensato che quella tributaria fosse legislazione e non legislatura. E credevo anche che la camera caritatis fosse quella delle confessioni, e che per il giudizio si parlasse di camera di consiglio. Ero un ignorante, come del resto i giudici. A questo punto, mi sento di fare una semplice domanda: "..e l'ufficio quante cause vinceva?". Risposta: "Ah no, le perdeva tutte...". Chissà perchè, me l'aspettavo. La guardo per qualche secondo, muto, poi riprendo la discussione: "Sarà meglio chiudere la finestra: ha visto che freddo? Oggi non si sa più come vestirsi alla mattina....".

postato da puskin75 | 16:17 | commenti (1)


martedì, gennaio 13, 2004
 

Il lusso

Quando sono rilassato, amo questa città. Amo le sue persone, tutte quelle figure che si muovono nella coreografia, ognuno con le sue storie. Amo quegli attimi fugaci in cui ti impossessi di un loro scampolo di vita, uno sguardo, una conversazione rubata, una scenetta divertente. L'altra sera sono uscito con "il lusso". Come sempre, ha cannato di cinquanta minuti l'appuntamento. Ma io nel frattempo ho potuto assistere ad un balletto funk improvvisato davanti alla fermata del bus di San Giovanni, da cinque ragazze appena uscite da una qualche palestra. Ed ho anche rubato un attimo di intimità ad una coppia abbracciata davanti un'impalcatura. Non preoccupatevi: non sono un guardone. E poi, per loro non esistevo. In quel momento, tutto il mondo non esisteva.Con "il lusso" sono stato a Piazza Navona, che di questo periodo, con l'aria fredda e tersa, senza la sua solita bòlgia dantesca di soggetti indaffarati a non interagire tra loro, sembra quasi fatata. Una cena semplice, in un localino lì vicino, una birra e qualche chiacchiera disimpegnata, mista a qualche riflessione un po' più profonda, ma sempre senza esagerare, in entrambi i sensi. Voglio molto bene al "lusso". E lo ammiro. Ammiro quella sua capacità di godere delle cose, soprattutto quelle piccole.Invidio il modo in cui si pone davanti ad un buon vino, o un bel monumento, uno splendido paesaggio una bella ragazza che passeggia. La sua concezione del tempo, quasi priva di vincoli pressanti, mi irrita maledettamente, ma solo perchè vorrei averla anch'io. L'amicizia del "lusso", insomma, è una delle cose più belle che questa città mi ha regalato. Che poi queste lezioni di vita mi siano impartite da un padano, non conta molto: è solo un altro ironico scherzo di quell'intreccio di casualità che chiamiamo "vita". Spero di poter almeno invecchiare come lui, non essendo tale nella mia giovinezza.

Citazione a tema: bellissima conclusione dell'ultima canzone di Capa Rezza.

Gli incontri, gli scontri, lo scambio di opinioni,

persone che son fatte di nomi e cognomi,

venghino signori, che qui c'è il vino buono,

le pagine del libro e le melodie del suono,

si vive di ricordi, signori, e di giochi,

di abbracci sinceri, di baci e di fuochi,

di tutti i momenti, tristi e divertenti,

e non di momenti tristemente divertenti.

postato da puskin75 | 19:11 | commenti (10)


lunedì, gennaio 12, 2004
 
Aggiornare un blog, specialmente per chi non ci capisce una santa fava di html, può rappresentare una impresa piuttosto ardua. Meno male che c'e' un puzzolente demone che ci capisce molto meno ma cazzo se millanta bene credito.
postato da puskin75 | 22:48 | commenti


domenica, gennaio 11, 2004
 

Ennesima radiografia. Ne ho fatte così tante che orami emano una strana fluorescenza verde, al buio. Stavolta è una ortopanoramica. Vado di buon’ora allo studio del mio medico curante e trovo prima di me un piccolo manipolo di simpatici vecchietti. Li trovo deliziosi, con le schiene curve e le loro piccole manie.

Mi siedo ad aspettare pazientemente, e dopo un po’ sono coinvolto nei loro discorsi. Mi fanno le classiche domande di rito: A chi sei figlio? Che fai, studi? Perché sei qui?

Mi sono simpatici e rispondo con cortesia.

Loro mi rifanno le stesse identiche domande, per poi immediatamente disinteressarsi alle mie risposte.

Alla quarta volta che i vegliardi si voltano verso di me, esco a fumare una sigaretta, ma non prima che uno di loro mi ammonisca sui rischi del fumo.

Cominciano a starmi un po’ sulle palle, ‘sti vecchietti.

Rientro e mi metto in disparte. Ascolto.

- …..è un po’ di tempo che alla mattina mi trema il labbro superiore. Mi chiedo: è grave? Sarà grave?

- Ma no, ma no, anche mia zia tremava spesso il labbro, ma non bisogna preoccuparsi.

- E poi come ha risolto?

- Ah no, dopo qualche settimana è morta, santa donna.

- Come sarebbe “è morta”?

- Nonono, niente a che fare col labbro, è stato un incidente col congelatore…..

- Sua zia è morta? Oddio, L’avevo vista il mese scorso, stava così bene…..

- Scusi, ma mia zia è morta cinque anni fa….

- Ah, allora non era lei...

- No, non era lei.

- Sa, ad una certa età la vista non è che….

- Ah, non lo dica a me! Pensi che l’altro giorno mia nipote, quella piccola, non l’altra sposata...

Comincio a dare segni di insofferenza.

Poi ci si mette anche l’assistente del medico: Chi vuole misurare la pressione?.

- Io!

- Anch’io, anch’io!

- Ah, pure io, che questa mattina mi sono svegliato con un dolorino qui, proprio qui…

Tutti, me escluso.

- Quanto c’ho di pressione?

- 110 - 75

Cazzo, meglio della mia.

- Non è un po' alta?

- No, è perfetta.

- Ne è sicuro?

-......

- ……

Il primo della lista chiede di misurarla di nuovo

- Ma l’ha misurata dieci minuti fa.

- Eh, ma lei sa com’è, quella c’ha gli sbalzi..

Mando un sms a M., annunciando che sto per fare una strage. Mi risponde che potrei soprassedere, che trent’anni sono tanti da scontare, ma che se proprio non ce la faccio ho il suo sostegno morale.

Benzina, una tanica intera. La verso lentamente per terra, poi do anche una spruzzata sulle pareti e le porta, non si sa mai. Mi avvicino all’uscita e accendo un fiammifero. Panico generale, sento le grida, le imprecazioni…

Aaahhh…..Noo!!.... Aiuto, è pazzo!!.....Io non ho preso la pillolina!!!...No, proprio oggi che avevo la minima sotto gli 80!!... Ossignore!!!....

- Ecco la sua prescrizione, giovanotto.

L’immagine si dissolve, mi ritrovo con il foglietto rosa in mano.

Mi guardo intorno, uno dei vecchietti sta indottrinando gli altri sul sistema che ha utilizzato per curare il congiuntivo all’occhio destro.

Apro la porta, saluto cordialmente tutti, esco fuori, mi accendo una sigaretta e mi avvio verso la macchina col prezioso foglietto rosa stretto in mano.

postato da puskin75 | 19:07 | commenti (6)


sabato, gennaio 10, 2004
 

Aprire un blog è faccenda complicata. O meglio, intendiamoci, non è che sia complicato aprire materialmente un blog, soprattutto se si dispone di un demone pronto ad aiutarti, rispondendo a tutte le tue domande idiote con umana comprensione. La complicazione comincia al momento di dover postare qualcosa. 

Fortunatamente,l’altro ieri notte ho avuto un’illuminazione: mi è tornato in mente un breve racconto di Robert Richard Ursiniski, artista contemporaneo, geniale e misconosciuto, teorico dell’incomunicabilità.

Lo riporto qui di seguito, dato che lo considero la mia “Costituzione”, fondamentale riassunto di tutto ciò che penso e credo.

DELL’ERMENEUTICA PARAPLEGICA di R. R. Ursiniski

(l’esistenza di due uomini nell’oscuro abisso dell’estetica Hegeliana)

- Eh.. ormai ci siamo...

- Come scusa?

- No, niente... pensavo ad alta voce.... lascia perdere, è meglio.

- No, No, scusa... adesso vai avanti e parli! Non puoi sempre bloccare così il fluire dell’ES! Che diamine!

- Eh, ma sai... stavo pensando che ormai la struttura metaempirica dell’uomo è condannata dall’esistenzialismo etico, e forse trascendentale, della recchia di tua sorella....

- ....Credo di capire, anch’io ho questi dubbi... ma col tempo tutto passa, ci si abitua..

Klody Ludwesku e Tobias Kann si scambiarono una lunga occhiata rivelatrice.

- Tu puzzi... c’è qualcosa sotto...

- Non sono io, è quel cane laggiù

- Ma lì non c’è nessuno!

- Un giorno ci sarà.

Klody Ludwesku alzò lo sguardo al cielo, restò in quella posizione per qualche minuto, poi riprese la sua posa preferita e chiuse gli occhi.

Tobias Kann si stiracchiò sulla panchina.

- Mi stai forse dicendo che morirò?

- No

- Appunto, mi sembrava.

- Forse un giorno capirai, ma chiaramente domani è venerdì

- Stai mentendo

- Ne sono consapevole

Klody Ludwescu si grattò la nuca confuso.

Tobias Kann, non visto, si voltò dal lato non esposto al compagno e fece vibrare convulsamente il dito medio di entrambe le mani, osservando la propria azione con occhio folle; poi ritornò a guardare l'amico, facendo finta di niente.

- È il caos che domina le sensazioni e.... basta, io ho sonno... torno a casa.... ciao.

- Sono d’accordo

- Non è vero

- Hai ragione

- .....

- .....

- ‘mbecille....

- stronzo....

- vaffanculo....

- fottiti....

- ....

- Ma tu in cosa credi..

- Nell’Ermeneutica Paraplegica.

Tobias Kann si alzò e andò via.

Klody Ludwescu abbassò lo sguardo, scrutando il terreno in cerca delle tanto agognate risposte: spostò con la scarpa di cuoio un sassolino bruno fra l’erba del prato, mentre giocherellava nervosamente con le mani.

Poco lontano, Casimilla, grazioso cocker spaniel di 24 chili, si avviava al suo triste destino.

È la FINE

postato da puskin75 | 15:36 | commenti (4)